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Sulle elezioni provinciali di Cagliari e sulle alleanze nel centro sinistra

Partito della Rifondazione ComunistaSulla nostra scelta di ricomporre l’unità del centro sinistra nella Provincia di Cagliari, formalizzata nella conferenza stampa del 22 aprile, ho avuto modo di leggere molte inesattezze e anche diverse critiche, tutte rispettabilissime tranne che per una supposta malafede sui presunti secondi fini della nostra criticità iniziale e quindi dell’accordo finale. Noi siamo stati sempre alla politica e sul quel terreno rimaniamo, senza che nessuno di noi viva o tragga il suo stipendio da essa, dunque senza il bisogno che nessuno di noi debba essere “comprato” da chicchessia.

Per entrare nel merito, ribadisco: le critiche che abbiamo avanzato alla legislatura passata non sono state affatto rimosse, semplicemente abbiamo provato a trovare un'intesa su base politica e programmatica anzitutto con il partito di maggioranza relativa che esprime quella candidatura, con l’impegno che esse non abbiano a ripetersi in futuro e si sancisca una discontinuita politica e culturale rispetto alle degenerazioni presidenzialiste che hanno contraddistinto la gran parte delle recenti esperienze di governo del centro sinistra. Questo dopo aver provato, in mille modi, la creazione di ipotesi alternative ed anche di coalizioni alternative tutte naufragate a causa di comportamenti non molto diversi da quelli che abbiamo contestato al Presidente uscente.

Per settimane, mesi, siamo rimasti fermi senza trovare mai risposta alla nostra richiesta di chiudere su un programma e su un candidato alla presidenza alternativo. Nel mentre gli altri partiti critici si sfilavano, un po' come è accaduto in Campania dove siamo rimasti soli contro De Luca mentre IDV, SeL, Verdi ecc., uno a uno ci hanno mollato da soli, all'ultimo minuto, lasciandoci triturare dal "voto utile", che poi tanto utile non è stato dato che ha stravinto la destra.

Forse siamo prevenuti, ma abbiamo sinceramente temuto che si usasse Cagliari per ottenere altro e in ogni caso non eravamo più disponibili a tergiversare senza definire niente di niente in attesa che altre partite si chiudessero. In questa condizione abbiamo ritenuto fosse velleitario e sbagliato andare soli e abbiamo cercato una soluzione alternativa su base politica trovando finalmente la disponibilità a farlo, esattamente quanto chiedevamo sin dall’inizio, ben sapendo che sulle candidature, ci piaccia o meno questa è la reatà, non è il nostro partito a dire l’ultima parola.

Questi patti non saranno rispettati? Vedremo, in quel caso ne trarremo le conseguenze come già abbiamo fatto in altri frangenti della nostra recente storia di partito.

Per quanto ci riguarda, sin dal primo tavolo regionale di trattative abbiamo sempre ribadito l’esigenza di creare una coalizione organica su base programmatica tra le forze democratiche e di sinistra per contrastare ad ogni livello l’emergenza democratica nazionale, la regressione culturale, il processo di decadimento delle istituzioni autonomistiche e l’inarrestabile decadenza economica della nostra Regione. Lavorare da subito per costituire un’alternativa credibile al Governo Cappellacci ha per noi un significato strategico e in questa prospettiva vanno costruite anche le alleanze a livello provinciale, proprio per questa ragione non abbiamo mai accettato l’ipotesi di allargamento a UDC e sardisti. Questo può avvenire attraverso scelte di campo finalmente chiare nelle quali la tutela degli interessi popolari, delle funzioni sociali dello Stato, della difesa della Costituzione non siano più in discussione. In un contesto segnato dal disfacimento della piattaforma produttiva sarda e dal disarmo dei suoi settori economici strategici, con il conseguente corollario di disoccupazione ed espansione delle fasce di povertà ed esclusione sociale, occorre porre da subito il problema di una alternativa seria, unitaria e dal profilo sociale chiaro al peggior governo regionale che la storia autonomistica della Sardegna abbia mai conosciuto.

Ci rendiamo conto che sarà difficilissimo riuscirci, ma intendiamo provarci. Non ci convince affatto l’idea, che mietuto proseliti anche nel nostro campo, dell’unità indistinta di un fantomatico “popolo sardo” nel quale si trovino a fianco sfruttatori e sfruttati, speculatori e defraudati, forze di maggioranza e opposizione. Anziché seguire Berlusconi sul terreno a lui confacente del bipartitismo, è necessario favorire il pluralismo delle forze democratiche e di sinistra sforzandosi semmai di costruire una base di valori e obiettivi comuni. A questo ci siamo attenuti e a questo ci atterremo nel proseguo, senza mettere in discussione la nostra autonomia politica e culturale ed anche la libertà di rompere, qualora le condizioni politiche non soddisfacessero le esigenze da noi avanzate.

Precisato ciò, da questo momento intendiamo sottrarci a certi bizantinismi e alle interminabili discussioni oziose, mai sulla sostanza delle questioni politiche, intendiamo concentrare tutte le nostre forze per produrre programmi e realizzazioni concrete, conseguenti alle nostre istanze, quindi per contribuire ad un risultato positivo contro le destre e tutto quel che rappresentano tanto a livello nazionale quanto a livello regionale.

Cagliari, 23 aprile 2010

Gianni Fresu - Segretario Regionale PRC Sardegna